Get Adobe Flash player

Contavisite

Oggi29
Ieri40
Settimana scorsa69
Mese scorso808
Totali21686

Al momento 6 visitatori e nessun utente in linea


Kubik-Rubik Joomla! Extensions

Unione Zoologica

Joomla support

Share

 

Storia della zoologia per immagini

Biagio D'Aniello

 

Zoologia dal greco zôion = animale + lógos = discorso

Con buona probabilità l’inizio degli studi zoologici risale agli albori della specie umana. La necessità della conoscenza dei tipi e delle abitudini delle potenziali prede e dei predatori era ovviamente fondamentale per la sopravvivenza. Evidenze dell’acquisizione di tali conoscenze si ritrovano nelle numerose incisioni, sculture e disegni rupestri.

Studi sistematici di zoologia, di cui è rimasta traccia, risalgono ad Alcmeone di Crotone (510-480 a.C.), che compì le prime dissezioni di animali. Successivamente, Ippocrate di Coo (460-375 a.C.) fece uso di nozioni zoologiche per costruire una medicina basata sulla fisiologia e sulla morfologia. Si tratta in entrambi i casi di ricerche finalizzate a soddisfare le esigenze dell’uomo in campo medico. I primi studi di zoologia, come scienza fine a se stessa, si ritrovano negli scritti di Aristotele di Stagira (384-322 a.C.). Egli produsse diversi testi in cui si occupava di caratteristiche generali degli animali della loro anatomia e fisiologia, nonché di classificazione. Tuttavia, anche i suoi trattati sono in gran parte indirizzati verso il progresso medico, o per ottimizzare altre attività umane come la caccia e la pesca, e tale rimarranno gli studi zoologici per i successivi 2000 anni. Se però da un lato Aristotele fondò la Zoologia come scienza, tuttavia, avvalorò anche tutta una serie di credenze popolari senza alcuna base scientifica. Tra i suoi studi più significativi vi sono dati sullo sviluppo del pulcino, sull’accoppiamento dei pescecani e delle api. Inoltre, nella "Historia animalium" è palesemente espresso il pensiero di un passaggio graduale dagli esseri inanimati alle piante e, successivamente, agli animali. Secondo la sua visione tutto ciò sarebbe avvenuto seguendo un principio perfezionatore. A dimostrazione dei suoi argomenti, Aristotele citava i poriferi e i cordati inferiori (ascidie) che considerava organismi intermedi tra gli animali e le piante. Ciononostante, egli probabilmente credeva in una "scala degli esseri" che, dopo le trasformazioni, era divenuta statica e che rappresentava l'espressione di un disegno di una “mente divina”.

Tra gli antichi zoologi va sicuramente ricordato Plinio il vecchio (23-79 d.C.). le sue argomentazioni naturalistiche sono raccolte in un’opera di ben 37 volumi: “Historia naturalis”. In particolare, i volumi 8-11 riguardano specificamente la zoologia. Come Aristotele anch’egli tramandò molte superstizioni popolari. Ad esempio, attribuiva alla salamandra pezzata poteri speciali come la capacità di spegnere le fiamme con il solo contatto, oppure di avvelenare l'acqua in cui si fosse bagnata. Queste credenze, si sono consolidate negli anni, quindi ancora oggi è opinione diffusa che l’animale sia estremamente velenoso.

A partire da Plinio, per circa 1500 anni non si ritrovano studi che abbiano contribuito in maniera rilevante al progresso delle conoscenze zoologiche, fino ad arrivare a Leonardo da Vinci (1452-1519). A parte i famosi studi d’ingegneria, Leonardo si cimentò anche nella Zoologia proponendo osservazioni interessanti, molte delle quali vennero alla luce postume, quando furono decifrati i sui appunti. E’ ben noto che Leonardo usava utilizzare strane abbreviazioni, talvolta in una logica particolare; in più i suoi scritti sono leggibili solo se riflessi attraverso uno specchio. Leonardo effettuò dissezioni di mammiferi per capirne la fisiologia; confrontò le articolazioni della mano e del piede dell’uomo con quelle dei primati e gli orsi, notandone la similitudine (primi studi di Anatomia Comparata). Si occupò anche di studiare la percezione sensoriale, giungendo alla conclusione che i felini hanno sensi molto più sviluppati dell’uomo, così come i rapaci hanno una vista eccezionale. Profuse però maggiore impegno nello studio dei meccanismi del volo degli uccelli, degli insetti, dei pipistrelli e persino dei pesci rondine, al fine di progettare macchine volanti. Tra le intuizioni più brillanti l’ipotesi che i fossili che si ritrovano sulle montagne si fossero originati in mare.

 

Ulisse Aldrovandi (1522 - 1605), che fu titolare della prima cattedra di scienze naturali a Bologna studiò e descrisse un numero impressionante di animali. Fu, quindi, un naturalista enciclopedico e realizzatore di uno dei primi musei di storia naturale. Egli fu successivamente considerato da Linneo e da Buffon il fondatore della Storia Naturale moderna. Peraltro coniò nel 1603 il termine geologia. Il 600 fu un periodo molto florido per le scienze in generale. I metodi e gli strumenti diventano più raffinati e consentono una netta accelerazione del progresso scientifico, specialmente nel campo della fisiologia e dell’anatomia.

Un notevole contributo fu dato da Galileo Galilei (1564-1642), che non fu uno zoologo, ma diede un impulso fondamentale allo sviluppo di tutte le scienze consolidando la sperimentazione come metodo di ricerca.

In questo contesto s’inserisce William Harvey (1578 – 1657),noto per la scoperta del moto circolatorio del sangue. Precedentemente si pensava che il fegato fosse il sito di produzione del sangue, che poi passava al cuore dove si mescolava con lo pneuma proveniente dall’esterno, per poi diffondere in tutto il corpo (concezione ippocratica e galenica del moto rettilineo del sangue). Il suo libro: “Esercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus” prelude alla fondazione della moderna fisiologia. Egli spiegò tutti i processi fisiologici allora noti in termini fisici, negò ogni interpretazione mistica e diede avvio alla fisiologia sperimentale.

NOTA: sembra che Cesalpino avesse fatto all’inizio del XVII secolo osservazioni molto simili a quelle di Harvey, peraltro pubblicate circa 60 anni prima.

Harvey ebbe anche il merito scrivere nel 1651 un’opera, “de generazione animalium”, dove sono riportate originali osservazioni sullo sviluppo embrionale. Questo lavoro è poco noto, oscurato dalla ben più importante scoperta della circolazione sanguigna.

Qualche anno dopo Jan Swammerdam (1637–1680) descrisse i globuli rossi e studiò attentamente le contrazioni muscolari conseguendo risultati notevoli. Fu il primo approccio microscopico allo studio delle strutture corporee.

In quello stesso periodo Marcello Malpighi (1628–1694) completò la studio di Harvey scoprendo la rete di capillari che connette il sistema venoso a quello arterioso. Descrisse i tubuli escretori nel baco da seta, pubblicando i suoi eccellenti risultati nel “de bombyce”. Scoprì anche lo strato germinativo epiteliale e i glomeruli renali, che da lui prendono il nome. Inoltre, compì anche studi sull’anatomia microscopica delle piante pubblicando nel 1663 i primi risultati. Contemporaneamente in Inghilterra Grew fece degli studi molto simili. Questo accese una polemica su chi fosse il padre dell’Anatomia Vegetale. Malpighi probabilmente scoprì anche l’organizzazione a spirale delle fibre cardiache, ma tale scoperta si attribuisce a Borrelli. Gli studi compiuti sugli animali, basati su osservazioni e sperimentazioni rigorose, lo indussero più volte a compiere analisi comparative. Di conseguenza il Malpighi contribuì in maniera determinante allo sviluppo dell’Anatomia Comparata, 150 prima di Cuvier, considerato generalmente il padre di questa disciplina.

Robert Hooke (1635–1703) è ben noto per l’osservazione della cellula studiando il sughero al microscopio. La scoperta dell’unità strutturale dell’organismo aprì tutta una serie di ricerche che allargarono enormemente le conoscenze scientifiche del tempo e indussero a reinterpretare gli studi compiuti fino ad allora in un’ottica diversa.

Francesco Redi (16261697) attaccò e confutò la teoria della generazione spontanea; una teoria sopravvissuta per almeno un millennio, secondo cui la vita potesse originarsi dalla materia inanimata. Il celebre, quanto elementare esperimento di Redi, con cui impediva il contatto delle mosche con la carne, dimostrò che solo la deposizione delle uova poteva dar luogo all’originarsi delle larve. Questo non impedì la continuazione di crudeli esperimenti sulla generazione spontanea, come ad esempio quelli del Bellini, il quale torturava i cani per dimostrare che il dolore provocava la comparsa di “vermi” (nematodi) nell’intestino.

Charles Bonnet (1720–1793) scoprì la partenogenesi naturale, un fenomeno piuttosto diffuso in natura, per cui un uovo si attiva ed inizia lo sviluppo senza l’intervento dello spermatozoo. Questa scoperta è stata molto utile per studiare alcuni degli aspetti della biologia cellulare.

Anthony Van Leeuwenhoek (1632–1723) un commerciante di stoffe appassionato di microscopi, ebbe il merito di scoprire un mondo totalmente nuovo, quello dei protozoi. Successivamente descrisse anche i batteri e gli spermatozoi.

John Ray  (1627–1705) fu il primo ad applicare il concetto di specie agli organismi viventi ed ad evidenziare le variazioni all’interno di una stessa specie.

Carolus Linnaeus (1707–1778) sviluppò il sistema tassonomico e la nomenclatura binomia. Secondo la sua visione una specie era indicata da due nomi: uno indicante il genere (con la lettera maiuscola) e uno la specie (con la minuscola), seguiti dal nome dello scopritore e l’anno della scoperta. Linneo fornì ai tassonomi un modello di lavoro talmente efficiente da non essere ancora sorpassato.

Georges Cuvier (1769–1832) fu sicuramente il fondatore della paleontologia. Era uno scienziato dotato di un talento così eccezionale da dedurre uno scheletro intero analizzando poche ossa fossili; scheletri che poi ritrovati integri risultarono impressionantemente simili ai disegni del Cuvier. Nonostante i suoi studi di Paleontologia e di Anatomia Comparata, fu, paradossalmente, un acceso antievoluzionista. Infatti, queste due discipline furono successivamente le più importanti prove a sostegno della teoria evolutiva.

Jean Baptiste de Monet, chevalier de Lamarck  (1744–1829) propose la prima teoria organica sull’evoluzione. Una teoria evolutiva era già stata proposta da Buffon, ma il merito di Lamarck fu quello di tentare d’individuarne le cause. La sua idea, basata sull’uso e il disuso di parti dell’organismo e l’eredità dei caratteri acquisiti, fu accantonata dopo che Weissmann propose la separazione della linea germinale da quella somatica. Il Weissmann affermava che le cellule che daranno il corpo e quelle da cui si origineranno i gameti si separano molto precocemente durante lo sviluppo e non hanno più relazioni tra loro; quindi, ciò che succede nel corpo durante la vita di un organismo non può essere passato alle generazioni successive. Tuttavia, questo concetto non si è rivelato valido per la maggior parte degli organismi viventi e, pertanto, alcuni aspetti della teoria di Lamarck sono stati rivalutati.

Karl von Bear (1792–1876) scoprì l’uovo dei mammiferi e corresse l’errore di De Graff che aveva descritto il follicolo ovarico (che da lui prende il nome) come uovo. Nel 1830 formulò la prima legge biogenetica. Egli diceva che gli embrioni delle forme “inferiori” e “superiori” si assomigliano molto di più quanto più precocemente confrontati.

Pierre François Verhulst (1839–1804) propose la prima descrizione matematica della crescita di una popolazione. Il modello matematico fornito ha consentito di studiare le dinamiche delle popolazioni animali e prevederne, entro certi limiti, l’aumento o la diminuzione del numero d’individui.

Japetus Steenstrup (1813–1894) descrisse l’alternanza di generazioni aploidi e diploidi in molti organismi viventi.

Richard Owen ( 1804–1892) introdusse i concetti di analogia e omologia, ma senza dargli un significato evoluzionistico e fu uno dei pionieri dello studio dei dinosauri.

Charles Darwin (1809–1882) propose per la prima volta una teoria organica e completa sull’evoluzione. Il suo libro: “On the origin of species by means of natural selection” è una pietra miliare della storia della Scienza. Il merito principale di Darwin fu quello di mettere insieme una serie di ipotesi e conoscenze da lui acquisite. Fondamentale fu il suo viaggio sul Beagle (1831–1836) e specialmente il soggiorno alle Galapagos. A conclusioni simili arrivò anche Alfred Russell Wallace nello stesso periodo, in seguito a studi compiuti in Malesia. Darwin fu anche autore di eccellenti libri di carattere zoologico, alcuni dei quali contengono ancora molte utili informazioni, come quello sui crostacei cirripedi.

Louis Pasteur (1822–1895) ben noto è il suo aforisma “omne vivum e vivo”. Confutò definitivamente la teoria della generazione spontanea, provando che i fenomeni di putrefazione e fermentazione derivavano dai “microbi”.

Henry Walter Bates (1825–1892) scoprì il mimetismo batesiano. Egli osservò che spesso le specie animali che vivevano nella stessa area tendevano ad assomigliare a specie sgradevoli al gusto dei predatori  (somiglianza protettiva).

Ernst Heinrich Haeckel (1834–1919)  propose una classificazione zoologica molto rispondente alla realtà e fornì i principali elementi per una classificazione. Fu autore anche della teoria della gastrea (1874) secondo cui l’ontogenesi ricapitola la filogenesi. Cioè, Haeckel credeva erroneamente che un organismo durante il suo sviluppo embrionale ripercorre tutte le tappe dell’evoluzione che lo hanno portato alla forma attuale. Ebbe anche il merito di capire che il nucleo della cellula fosse latore dell’eredità (1866).

Johann Gregor Mendel (1822–1884) formulò le leggi dell’eredità con precisione matematica. Famosi sono i sui esperimenti sui piselli da cui scaturirono le omonime leggi. Le sue scoperte furono apprezzate con notevole ritardo, ma sono state fondamentali per la nascita della genetica e della sintesi moderna evoluzionistica, a partire dagli inizi del 1900.

Felix Anton Dohrn (1840–1909) compì studi sulla filogenesi degli artropodi basandosi su dati embriologici e comparativi. Ebbe il merito di fondare la Stazione Zoologica di Napoli, che fu il primo centro di ricerca Zoologico. Questa rapidamente raggiunse un’importanza internazionale, grazie ai suoi ricercatori, che fecero importanti scoperte dando un notevole contributo allo sviluppo della Zoologia.

Wilhelm August Oscar Hertwig (1849–1922) scoprì che la fecondazione consisteva nella coniugazione di 2 cellule, che fondevano i loro pronuclei.


August Weismann (1834–1914) fu autore della teoria della continuità del plasma germinale. Egli propose la separazione della linea germinale da quella somatica, escludendo definitivamente ogni teorico effetto lamarckiano. Questa distinzione non è sempre vera in molti animali (es. Poriferi, Cnidari, Endoprotti, Briozoi, Foronoidei) e in tutte le piante, in cui i gameti si originano da cellule del corpo. Di conseguenza, la mutazione di una cellula somatica può essere ereditata se quella cellula originerà un gamete.

Hans Driesch (1867–1941) scoprì la segmentazione totipotente dei blastomeri. Fece esperimenti separando i blastomeri del riccio di mare e ottenendo due embrioni completi.

Ronald Ross (1857–1932) decrisse il ciclo biologico del plasmodio della malaria negli uccelli e le zanzare. Si tratta di una scoperta sensazionale se si pensa alla complessità del fenomeno e ai mezzi a disposizione ai tempi in cui venne effettuata. I plasmodi erano stati precedentemente scoperti da Laveran (1878) nel sangue umano. Il ciclo completo uomo-zanzara (esclusa la fase esoeritrocitaria, che è da attribuire a Raffaele nel 1934 negli uccelli) fu descritto da Grassi, Bastianelli e Bignami nel 1898.

Henry Fairfield Osborn (1857–-1935) propose il concetto di radiazione adattativa. Un concetto ecologico di notevole portata relativo alla diversificazione di forme in ambienti non ancora occupati.

Hugo De Vries (1848–1935) introdusse il mutazionismo. Tale concetto tendeva a sminuire l’importanza della selezione naturale, considerando che la meccanica evolutiva fosse guidata da macromutazioni. Queste cambiavano repentinamente le specie. Cioè una specie appariva improvvisamente in seguito ad una mutazione che rendeva immediatamente il mutante indipendente dalla specie d’origine.

Oskar Heinroth (1871–1945) scoprì l’apprendimento per imprinting negli uccelli. Alla nascita (o in un periodo molto breve della loro vita) molte specie animali memorizzano rapidamente una serie d’informazioni, che gli saranno utili per tutta la vita. Per esempio, alla nascita gli anatidi memorizzano rapidamente le caratteristiche della madre, per poi seguirla fino a quando non saranno autonomi.

Ivan Paplov (1849–1936) scoprì il riflesso condizionato nei cani. Egli faceva precedere il pasto dei cani dal suono di una campanella. Dopo poco osservava salivazione ed eccitazione degli animali al solo suono della campanella, anche se il cibo non veniva somministrato.

Joseph Grinnell (1877–1939) introdusse il concetto di nicchia ecologica. Si tratta di una nozione piuttosto complicata, che si riferisce all’ambiente e al modo di utilizzarlo di un animale. Quindi, comprende una serie di parametri fisici (es. umidità, temperatura ecc.) e biologici (es. tipo di alimentazione, il comportamento ecc.).

Nel corso del 1900 vi furono importanti scoperte zoologiche, senza dubbio da considerare sensazionali se si pensa ai primitivi mezzi a disposizione nel periodo in cui furono fatte. Tra queste va sicuramente ricordata la spiegazione del ciclo vitale dell’anguilla (Johann Schmidt, 1922).Le anguille europee vanno a riprodursi nel mar dei Sargassi e lo fanno una sola volta nella vita, poi muoiono. Questo studio, apparentemente banale, ebbe il merito di aprire ricerche sulle straordinarie migrazioni animali e sulle loro capacità orientative. Altra scoperta notevole fu l’influenza del fotoperiodo sulle migrazioni degli uccelli e lo sviluppo delle gonadi (William Rouan, 1925). Di sicuro interesse fu anche la scoperta dei feromoni (A. Bethe, 1932), sostanze chimiche fondamentali nella comunicazione olfattiva animale e forse anche nell’uomo.

Nello stesso periodo Sewall Wright (1889-1988) propose il meccanismo evolutivo della deriva genetica. Questo concetto largamente accettato era una nuova forza dell’evoluzione accanto alla selezione naturale.

Karl von Frisch (1886-1982) decifrò il meccanismo di comunicazione delle api. La famosa danza ad 8 con cui le bottinatrici comunicano la posizione, la distanza e l’abbondanza di cibo alle compagne. Premio Nobel nel 1973.

Konrad Lorenz (1903-1989) ebbe il merito di fondare l’etologia comparativa. Compì numerosi studi comportamentali proponendo spiegazioni evolutive. Nobel 1973.

Niko Tinbergen (1907-1988) studiò la predazione degli uccelli arrivando ad eccellenti conclusioni . Nobel 1973.

Nel 1945 Griffin e Galambos scoprirono l’ecolocazione nei pipistrelli. Questi animali si orientano al buio emettendo una serie di vocalizzi che colpiscono gli ostacoli e, ritornando indietro, forniscono al cervello una mappa spaziale dell’ambiente. Tuttavia, la prima ipotesi in tal senso risale a Lazzaro Spallanzani in Italia (1793), che aveva già ipotizzato il coinvolgimento delle onde sonore. Poco dopo fu scoperto l’orientamento solare degli uccelli (Kramer, 1952); poi il melanismo industriale (Kettlewell, 1955), un fenomeno importantissimo che mostra la selezione naturale in azione; inoltre, la navigazione stellare degli uccelli (Sauer, 1957).

In tempi più moderni (1972) Stephen Jay Gould (1941-2002) introdusse il concetto di equilibri punteggiati, secondo cui l’evoluzione non procede sempre con la stessa velocità, ma ci sono periodi di stasi seguiti da rapidi eventi di diversificazione e speciazione.

Share
banner home

--------------------

Projected and Designed by Biagio D'Aniello